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Carta d'identità di Mazara



Inno di Mazara del Vallo

Và canto pieno di allegria,
dove c’è il sol, il nostro sole d’oc.
Và musica di poesia,
porta con te, sempre con te, l’amor.
Son note ricche d’armonia,
che noi doniam, che noi cantiam a te.
Và canto d’amore, và
Con la felicità che noi sentiamo in cuor
La canzone del tuo mar,
che tutti fa vibrar
di gran passione per te
                                       Mazara del Vallo,
col tuo nobile stemma normanno,
cantiamo, cantiamo,
le tue gesta, la gloria che fu.
Portiamo nel petto
Una fede che buoni ci fa;
là, nel tempio sacro, là,
l’Immacolata sta per noi sempre a vegliar,
c’è San Vito in quell’altar,
che vigila a pregar da Santo Protettor.
Mazara del Vallo,
col tuo nobile stemma normanno,
cantiamo, cantiamo,
le tue gesta, la gloria che fu.
Portiamo nel petto
Una fede che buoni ci fa;
là, nel tempio sacro, là,
l’Immacolata sta per noi sempre a vegliar,
c’è San Vito in quell’altar,
che vigila a pregar da Santo Protettor.
Viva Mazara, Mazara el Vallo!
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Stemma della Città di Mazara del Vallo


 D'Argento,alla muraglia al naturale aperta di nero,con fascia d'oro; dalla muraglia emergono,a destra un minareto ed a sinistra un castello Turrito;sopra la porta della muraglia trovasi la figura del Salvatore in atto a benedire.

                                                     Origine del nome                                                     
Mazara deriva da:
Maara  in lingua orientale significa: “spelonca a cava di pietre”
Macara                 dai Sicani
Magara                 dai Dori
Mazar                   dai Fenici
Magar                   dai Saraceni
Mazzara               fino ai primi anni del 1900
Mazara del Vallo   dopo la metà del 1900
Cenni geografici di:
MAZARA DEL VALLO
Mazara del Vallo si trova a 8 metri di altezza sul livello del mare. Sorge sulla costa sud-occidentale della Sicilia, in una zona fertile e pianeggiante della provincia di Trapani. Il suo territorio, che si estende per 320 kmq. Circa, confina: a NORD con quello di Salemi, ad EST con i territori di Castelvetrano e di Campobello di Mazara, a SUD con il canale di Sicilia e ad OVEST con i territori di Marsala e Petrosino. Il comune di Mazara del Vallo comprende paesaggi molto diversi tra loro: nella parte settentrionale si susseguono piccoli rilievi su cui sorgono gli antichi Bagli (Feudi che appartenevano alle grandi e nobili famiglie o alla Chiesa)  circondati da grandi appezzamenti di terreni coltivati a vigneto o a oliveto; nella parte occidentale si trova la pianura della Ferla, costituita da territori stepposi dove si trovano le cosiddette “Pirreri” (grandi cave da dove si estraggono i tufi usati per la costruzione di case); nella parte orientale si estende la pianura di San Nicola costituita da terreni aridi e da poche terre fertili concentrate vicino ai Gorghi Tondi (Piccoli stagni circondati da una folta vegetazione); nella parte meridionale è bagnata dal Mar Mediterraneo.
Il litorale costiero va da Capo Feto (ovest) a Capo Granitola (est); nella parte sud-orientale che va dalla Foce del fiume Delia a Capo Granitola, la costa è rocciosa e ricca di piccole insenature; mentre nella parte sud-occidentale, da Capo Feto alla foce del fiume Mazaro, la costa si presenta bassa e sabbiosa.I due piccoli fiumi, che attraversano il territorio di Mazara, il Mazaro ad ovest e il Delia ad est, interrompono la continuità del litorale.Il Mazaro nasce dal monte Castagna nei pressi di Salemi, attraversa la zona di Miragliano e si getta nel mare con una foce ad estuario, trasformata in porto-canale.Il Delia nasce dal monte Settesoldi e sfocia in un punto della costa sud-orientale che i Mazaresi chiamano la “Vucca”. Due ponti sul fiume Mazaro collegano il centro della città alla vecchia periferia, diventata oggi zona di villeggiatura e balneare (Tonnarella); un ponte sul fiume Delia collega invece il centro alla parte sud-orientale della città. Nella zona centrale troviamo la parte più antica della città (centro storico), che ha la forma di un quadrilatero delimitato dal mare, da corso Umberto, da corso Vittorio Veneto e da via G. G. Adria, che continua con il molo Comandante Caito. La zona del Centro Storico ha vie strette e tortuose con molti cortili ed anticamente era divisa in quattro quartieri: San Giovanni, San Francesco, Giudecca, Xitta; invece la zona periferica ha strade larghe e ben squadrate.
Il territorio di Mazara comprende il centro abitato e varie zone: Capo Feto, Capo Granitola, San Nicola, Antalebo, San Cusumano, Granatello, Deccaco, Costiera, Roccazzo, La Ferla, Dattilo. Dalla legenda abbiamo individuato la posizione di: cave di tufo, bagghi e alcune zone archeologiche. Inoltre nella zona di Capo Feto si trova la centrale SNAM-Metanodotto (Elemento antropico).               
         Il quartiere di “San Giovanni” è il più esteso e si trova a Sud. Il quartiere di “Giudecca” si trova al centro Nord. Il quartiere di “San Francesco” si trova a Nord-Ovest. Il quartiere di “Xitta” si trova a Est.
Elogio alla città
         Mazara del Vallo è una città dai molti primati:
  • Per la sua posizione geografica è la più vicina all’Africa dalla Sicilia (dista infatti 150 km. Da Capo Bon in Tunisia)
  • La centrale SNAM del Metanodotto Italia-Algeria, meraviglia della tecnologia e dell’ingegneria mare-terra ha cambiato la vita dell’Italia meridionale e in particolare della Sicilia;
  • E’ capitale italiana della pesca con una produzione ittica e con una flotta peschereccia che hanno portato Mazara ad essere al primo posto come porto peschereccio;
  • Il “Satiro danzante”, ritrovato nel canale di Sicilia durante una battuta di pesca da un peschereccio mazarese, ha contribuito allo sviluppo turistico nella nostra città.
Cenni storici della città
Origini di Mazara del Vallo
  • E’ bene dare uno sguardo alla storia antica della città, che ebbe, per la sua posizione geografica e per il suo porto canale, una funzione politica e commerciale rilevante.
  • Le scoperte archeologiche, anche recenti, hanno confermato che le origini di Mazara del Vallo risalgono ad epoche molto antiche. Le pittoresche grotte di Miragliano furono abitate da Trogloditi e Ciclopi della Sicilia occidentale.
  • Sulla riva orientale del fiume Mazaro è stato ritrovato il cosiddetto “Carico della Paglia” (tre massi dei quali due paralleli che sostengono un terzo come architrave), forse è stata una tomba in epoca preistorica.
La leggenda di Miragliano
         La leggenda racconta che nelle grotte lungo il fiume Mazaro vivevano due Ciclopi che si chiamavano Mira e Ghiano. Vivevano sulle rive opposte: uno sulla riva destra e l’altro sulla riva sinistra, perché non andavano d’accordo. Un giorno il fiume straripò inondando così le grotte e i due giganti annegarono. Dopo tanti anni furono ritrovati tutti e due abbracciati sul fondo del fiume con il proprio nome sul petto, così nacque questa zona chiamata “Miragliano”. Ma in realtà, Miragliano deriva dall’arabo “Emir-Guian”, che significa: “Il giardino dell’Emiro”, per la bellezza della vegetazione e delle piante coltivate. Fino ad alcuni decenni fa, nel pomeriggio del lunedì di Pasqua, Miragliano diventava ad un tratto popolosa e chiassosa, perché meta di una scampagnata a cui nessuno voleva mancare. Lì si può visitare l’”Ipogeo di San Bartolomeo”, dove i primi Cristiani del nostro territorio si riunivano a pregare durante le loro persecuzioni. Attualmente però la zona è degradata, sia per le costruzioni abusive, sia perché luogo di discarica dei rifiuti.
Mazara nella Preistoria (3200 A.C.)
         Alcuni studiosi della “Sovrintendenza dei Beni Archeologici” hanno fatto degli scavi nella contrada di Roccazzo ed hanno trovato i resti di insediamenti dell’Età Neolitica, i più importanti rinvenuti in Sicilia. Sono stati trovati i perimetri di tre capanne di forma rettangolare e 47 tombe, alcune a pozzetto, altre a graticella (tra queste la più importante è “quella di un mago”, dove oltre a resti umani sono stati rinvenuti vasi e utensili vari).
Mazara sotto i Fenici
         Mazara nell’Età Antica non esisteva come città, ma alcuni scavi archeologici hanno portato alla luce monete, oggetti in vetro e vasi di epoca fenicia. Questo ci fa capire che Mazara fu un porto fenicio prima della colonizzazione greca in Sicilia.
Mazara nell’età antica
         Successivamente Mazara fu un importante emporio (mercato) selinuntino. Quando nel 409 a.C. Selinunte fu distrutta dai Cartaginesi e dai Segestani, Mazara perdette la sua importanza come porto e come emporio, ma diventa teatro di un altro evento importante, passa da Mazara, durante la seconda Guerra Punica, il più grande nemico dei romani, il generale cartaginese Annibale con il suo esercito. In seguito alla distruzione di Cartagine, il territorio mazarese passa insieme a tutta la Sicilia sotto la dominazione romana.
 Da un testo greco 
         “Annibale, condottiero cartaginese, per vendicare la morte di un suo antenato, venne in Sicilia con 100.000 soldati e molte navi. Sbarcò a Mothia e marciò per terra verso Selinunte. Giunto al fiume Mazaro, occupò l’emporio selinuntino e quindi Mazara, divise l’esercito in due e intraprese l’assedio di Selinunte che distrusse incendiandola”. Fu solo dopo la scomparsa di Selinunte che l’emporio con un piccolo aggregato di case si accresce, si sviluppa, si prepara a diventare il centro dove più tardi convergeranno tutti i paesi dell’entroterra, spinti dalla necessità di raggiungere le vie del mare. Più tardi se ne impadronirono i Romani, che la fortificarono e vi tennero un forte presidio.
Mazara nel Cristianesimo 
È probabile che anche il Cristianesimo introdotto a Mazara fin dai primi tempi migliorando le condizione dei servi e consolidando l’istituzione della famiglia, abbia contribuito al primo incremento della città nascente. 
San Vito e la leggenda 
         Una leggenda di natura religiosa narra che nel III secolo d. C. tre cittadini mazaresi: Vito, Modesto e Crescenza subirono il martirio per la loro fede cristiana. Così Mazara è anche patria di Santi e i suoi cittadini collocarono nella parete della chiesa dedicata a San Vito che sorge sulla riva del mare, una lapide con la seguente iscrizione: 
TEMPLUM
SANCTIS VITO MODESTO ET
CRESCIENTIAE CONCIVIBUS SUIS
SELINUNTINI EREXERUNT
          La leggenda religiosa rimane viva ed intatta. Il popolo mazarese immagina San Vito girare su un cavallo bianco per le vie della città ogni martedì nel cuore della notte. San Vito doveva essere morso da un cane idrofobo, perché i Pagani volevano  ucciderlo, ma il cane guarì. San Vito doveva essere ucciso con l’olio bollente, ma restò vivo. I Mazaresi invocano San Vito in caso di pericolo con questi versi in dialetto:
“Santu Vitu di Mazara
cu lu vrazzu nn’arripara
e lu populu divotu
scanza di lampi, di tempesti e tirrimotu
E a tia facemu la festa
Che nni scanzi di tempesta”. 
         La grotta di San Bartolomeo e altre vicine, a Miragliano, dovevano essere catacombe cristiane, dove i Cristiani Mazaresi si riunivano per pregare. Lì sono state trovate due nicchie che forse contenevano delle statue e degli affreschi antichissimi rappresentanti guerrieri a cavallo. 
San Vito patrono di Mazara 
         Vito nacque a Mazara intorno al 286 a.C. da un ricco patrizio, di nome Ila e da una nobile donna, di nome Bianca che morì dopo aver dato alla luce il figlio. Il bambino fu così affidato alle cure della nutrice Crescenza, una matrona decaduta, vedova, a cui era morto il figlio e che aveva abbracciato la religione cristiana. Essa cercò di educare alla fede Vito. Il padre di Vito, invece, nobile autorevole era un seguace della religione romana; si racconta che una volta portò con sé il figlio ad un rito sacro in onore della dea Venere, ma Vito provò in quella occasione un senso di repulsione verso i riti pagani. Divenuto adolescente Vito fu istruito da un maestro di nome Modesto, uomo dotto e saggio e anche lui seguace della religione cristiana; perciò, oltre ad istruirlo, avviò anche lui Vito alle verità della fede cristiana. Un giorno Ila fu mandato dall’imperatore come ambasciatore a Siracusa, Vito e molti servi e ancelle della sua casa si fecero cristiani e furono battezzati. Nell’anno 303 l’imperatore Diocleziano scatenò la più violenta persecuzione contro i cristiani, a Mazara doveva organizzarla proprio Ila. I cristiani per non rinnegare la loro fede preferirono il carcere o la morte. Vito subì diverse violenze; intanto si racconta che operò alcni miracoli. Ma poi, Vito insieme a Modesto e a Crescenzia fuggì su una barca; approdati nel punto che oggi viene chiamato Capo San Vito, si misero ad evangelizzare e si dice che operarono anche miracolose guarigioni. Poi per sfuggire alle persecuzioni andarono in Calabria e in Campania, continuarono ad evangelizzare. Catturati dai soldati, furono consegnati all’imperatore Diocleziano. Il giovane Vito guarì da una grave malattia Artenia, figlia dell’imperatore che voleva darla in sposa proprio a Vito, che rifiutò. Venne allora imprigionato e condannato a morte insieme alla nutrice e al maestro. Miracolosamente ne uscirono illesi, ma alla fine dopo varie torture i corpi di Vito, Modesto e Crescenza furono ritrovati misteriosamente lontani dal luogo del martirio. Vito aveva circa diciotto anni.
San Vito tra storia e folklore
Il festino di San Vito 
         Nella penultima settimana di agosto si svolge a Mazara “Lu fistinu di Santu Vitu”, la festa in onore del Santo Patrono che si articola in vari momenti e manifestazioni: la processione più mattiniera d’Italia (alle 4:00 di mattina di mercoledì) con “lu jocu di fucu addiunu”, la sacra rappresentazione della vita e del martirio del Santo, la processione a quadri viventi che dalla chiesetta di San Vito a mare porta in giro il simulacro del Santo per le vie della città, “la consegna delle chiavi” della città al Santo, le solenni funzioni religiose e la sagra del mare.
         Le origini del “FESTINU” risalgono agli inizi del XVII secolo quando i giurati della città di Mazara deliberavano di aggiungere al Santissimo Salvatore, come compatrono della città, San Vito nostro concittadino martire. Il festino si apre con l’Annunzio, un corteo in costumi secenteschi, accompagnato dal rullio dei tamburi l’araldo sosta nelle piazze dove proclama l’annunzio del festino. Segue il gruppo della fede: una giovane donna contempla una stella, il centro della Fede, che si nutre della parola di Dio e dei sacramenti.
         La Speranza è raffigurata da una donna che regge un’ancora. Segue la Fortezza, rappresentata da una donna armata di elmo e spada che regge una colonna.
         Seguono i “quadri viventi” dei momenti più importanti della vita del Santo.
-         Il primo quadro presenta  la famiglia di Vito: Vito bambino, il padre Ila con servi e ancelle.
-         Il secondo quadro rappresenta la corte imperiale: l’imperatore Diocleziano con pretoriani e senatori, la figlia Artemia con le ancelle, il governatore Valeriano con i soldati.
-         Il terzo quadro presenta la comunità cristiana di Roma,  rappresentata dal Papa Marcellino con sette diaconi. Dopo questi quadri sfila un carro con San Vito all’età del martirio con Modesto e Crescenza.
Dopo i quadri viventi sfila un corteo rievocativo del battesimo di Ruggero, figlio del conte Federico d’Aragona e di Eleonora d’Angiò, i personaggi indossano tutti costumi d’epoca. Chiude la processione il carro trionfale con la statua  argentea del Santo, trainato da pescatori Mazaresi in costume marinaresco.
Mazara durante il Medioevo
     Del periodo che va dal IV al IX secolo nessuna notizia ci è pervenuta che riguarda Mazara. Si ebbero notizie di devastazioni e saccheggi durante le invasioni barbariche, soprattutto dei Vandali, che certamente arrestarono la vita della città nascente. Si pensa che poi, un importante sviluppo sia avvenuto durante il dominio bizantino, perché dopo la conquista della Sicilia si ebbe un periodo di pace con l’imperatore Giustiniano. Del periodo bizantino sono state trovate collane, monete d’oro e due elefantini di marmo che una volta sostenevano una grande vasca in Piazza della Repubblica, poi si trovavano nel museo archeologico nel Centro Polivalente di Cultura.
Mazara sotto gli Arabi 
     Il 16 giugno dell’827, con un esercito di 10.000 fanti e 700 cavalli su 100 barche, gli Arabi sbarcarono a Mazara, guidati dal cadì Ased ibn al Furàt, provenienti da Susa, piccolo porto dell’Africa settentrionale. Bruciate le navi per non fare più ritorno in Africa, i Saraceni combatterono le forze bizantine presso Capo Granitola, riuscendo vittoriosi. Lasciata una guarnigione a Mazara, Ased mosse alla volta di Siracusa, capitale allora dell’isola. Conquistata tutta la Sicilia, i Musulmani vi dominarono per circa due secoli e mezzo, durante i quali Mazara fu Capovalle e l’isola godette di un lungo periodo di floridezza e di progresso. Il porto-canale di Mazara era punto di approdo e di rifugio delle navi provenienti dalla vicina costa africana e uno dei principali centri commerciali del Mediterraneo per la ricchezza delle merci prodotte dalle locali industrie del sale, dello zucchero, del tonno, della seta, etc. Distrussero i vigneti, poiché il vino era proibito dalla loro religione; in compenso portarono gli aranci, il cotone, il gelso, lo zucchero, il riso, le albicocche, il gelsomino e la carta; ma soprattutto portarono nel mondo occidentale l’uso delle cifre arabe e dello zero. Lo scrittore arabo Eldrisi chiamò Mazara “Splendida ed eccelsa città”; scriveva anche di Mazara “ha mura alte, sontuosi palagi, vie larghe, mercati zeppi di merci, orti e giardini. Scorre ai piedi delle sue mura il fiume chiamato Mazzaro, nel quale caricano le navi e svernano le barche”. Si resta sorpresi come nessun segno si conservi più nella nostra città delle moschee, dei castelli, delle alte mura e degli eleganti edifici. Solo una lapide, un cippo e due vasi ricordano ancora quella grande civiltà. La lapide con iscrizioni a rilievo si trova nella biblioteca Fardelliana di Trapani, il cippo, un tempo, era posseduto dalla famiglia Burgio; dei due vasi di terracotta smaltata alti più di un metro: uno è conservato nel museo di Palermo e l’altro fu venduto a stranieri. Testimonianza tangibile della cultura islamica a Mazara è la tipologia urbana di alcuni quartieri posti a nord e a nord-ovest dell’antico quadrilatero, il centro storico con la sua “Casbah” fatta di viuzze, stretti vicoli e cortili pittoreschi. 
Mazara sotto i Normanni 
     Nel 1072 alla dominazione araba successe quella normanna. Il conte Ruggero, figlio di Tancredi di Altavilla, con una serie di spedizioni conquistò tutta l’isola, liberandola dai Musulmani. Conquistata anche Mazara, che cinse le mura nel 1073, costruì un castello per difenderla dagli attacchi musulmani nel 1075. Mazara fu presa d’assalto dai Saraceni, venuti dalla costa africana con 150 navi e guidati dal nipote del re di Tunisi. Il presidio del castello resistette valorosamente per 8 giorni, il conte Ruggero, saputo del pericolo, accorse di notte di nascosto. All’alba i Normanni combatterono un’aspra battaglia nella piazza davanti al castello, vasta e paludosa. I Musulmani furono costretti a ritirarsi; molti furono presi prigionieri, tra cui il nipote del re.
     Mokarta era il nome del condottiero dei Musulmani. Il conte Ruggero, nel luogo dove gli arrise la vittoria, fece costruire una magnifica cattedrale dedicata per voto a Cristo Salvatore (oggi Basilica Cattedrale SS. Salvatore). 
Documenti 
     Un canto popolare ricorda la conquista del conte Ruggero:
“Sugnu  risortu a farivi sintiri
A soccu fici lu conti Ruggeri
Amurusu di Cristu e di la fidi,
unitu a quattrucentu cavaleri.
Cci era a Mazara tanti Saracini,
Muàrta sulu arzàva li banneri.
Cci fu na guerra, sintistivu diri:
Persi Muàrta e cu vinciu? Ruggeri.”
      Il conte Ruggero cinse Mazara di spesse mura. Essa fu soggiorno di re, regine e rincipi. Nel 1092 divenne sede di un vescovado, cui fu assegnato un vastissimo territorio con città, castelli, villaggi e molti feudi.
     Della cattedrale normanna si ammirano ancora oggi: la grande abside, i muri con fasce rientranti ed archi ogivali trasformata poi alla fine del secolo XVII in tempio secentesco, con ricche decorazioni plastiche e pittoriche; vi si conservano ed ammirano varie opere d’arte, fra le quali il famoso gruppo del Gagini (sei statue di marmo bianco), rappresentante la “Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor”.
     Nel 1097 Mazara ospitò il primo Parlamento normanno in Sicilia, dove il conte Ruggero tenne un’importante riunione di tutti i feudatari e di tutti i vescovi di Sicilia per regolare la legislazione dell’isola.
     Mazara continuò ad essere capo-valle del Val di Mazara ed il suo castello ospitò anche i successori di Ruggero.
 Origine dello stemma di Mazara
     Lo stemma di Mazara risale all’epoca Normanna. Vi sono riprodotte le tre principali opere compiute dal Conte Ruggero: le mura, il castello, il tempio. Lo stemma è diviso in due parti: la parte inferiore è occupata da una muraglia con una porta nel mezzo, attraversata da una fascia gialla, distintivo delle città demaniali; la parte superiore contiene l’immagine del “Salvatore”, primo patrono della città, tra il vecchio campanile della basilica normanna e il castello.
 Mazara sotto altre dominazioni 
     Alla dominazione normanna seguì quella sveva, angioina e aragonese.
     Durante la dominazione sveva Mazara partecipò al movimento spirituale suscitato da San Francesco. Angelo Tancredi fondò un convento di francescani. Degli Angioini si ricordano le incursioni fatte nelle campagne di Mazara; la Sicilia fu ceduta dal papa al re Carlo I d’Angiò. Il 30 agosto 1282 gli Aragonesi guidati dal re Pietro di Aragona sbarcarono a Trapani. Mazara, con altre città parteggiò per gli Aragonesi. Mazara divenne provincia e un suo cittadino Ugo Talach fu eletto giustiziere. L’8 maggio 1318 nacque a Mazara il figlio del re Federico II d’Aragona e della regina Eleonora, Ruggero, che fu battezzato solennemente nella Cattedrale. In quell’occasione la città ebbe concessa la “Fiera Franca” di 30 giorni. Con i  successori di Federico II di Aragona ebbe inizio per la Sicilia un periodo di decadenza del potere regio segnato da continue lotte (dal XV al XVIII). Anche per Mazara ebbe inizio così un lento ma inesorabile declino economico e politico, che continuò anche quando la Sicilia passò sotto il dominio spagnolo dei Borboni. Il possesso dei territori era nelle mani del clero numeroso e potente e della nobiltà; le attività commerciali erano scomparse; i braccianti, gli artigiani, i bottegai, i pescatori e tutto il ceto plebeo vivevano in condizioni di povertà e di miseria. La miseria e la fame spingono le persone ad arrangiarsi e nelle campagne si diffondeva il brigantaggio: i malfattori si organizzavano in bande per compiere furti e delitti di ogni genere mentre scoppiavano ovunque tumulti popolari, anche la situazione economica di Mazara non era florida; nel 1817, infine, furono aboliti i tre storici valli della Sicilia (Mazara, Noto, Demone) e Mazara si vide anche tolto il primato giuridico – amministrativo sulla Sicilia occidentale.
     Tuttavia nei secoli della decadenza economica si vide a Mazara una fioritura della cultura e delle arti: alcune chiese furono arricchite di preziose opere d’arte, alcune chiese vennero ristrutturate e altre nuove furono ricostruite.
 Dal risorgimento ai nostri giorni 
     Le insurrezioni (moti)  nel 1820, del 1848, del 1860 scoppiati a Palermo per chiedere l’indipendenza dell’isola, ebbero risonanza anche a Mazara, dove duravano mesi ed erano poi ripresi dalle truppe borboniche, che tempestivamente ristabilivano l’ordine. Dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala, alcuni (picciotti) si univano ai mille e partecipavano alla campagna garibaldina, mentre il consiglio comunale di Mazara formulava un messaggio di riconoscenza a Garibaldi e di adozione al suo programma.
     Nel 1917 i Mazaresi chiamati a pronunziarsi sull’unificazione dell’isola al regno d’Italia votarono a favore. Intorno alla metà del secolo la città conosce un risveglio economico, demografico e urbanistico che continuerà fino ai nostri giorni.
                                                   Mazara oggi 
     Oggi Mazara, anche se non può più vantarsi del titolo di capoluogo del Vallo, è sicuramente un’importante presenza economica e culturale della Sicilia.
     In questi ultimi anni ha dovuto affrontare problemi comuni alla gran parte dei paesi siciliani: ricostruzione post-bellica e anche dopo i terremoti del 1968 e del 1981, crescita incontrollata della città, disoccupazione giovanile, spazi alternativi di cultura o del tempo libero.
     Una delle più grandi fortune di Mazara, fin dall’antichità è stata la presenza del fiume Mazaro; con la possibilità di utilizzare la sua foce come rifugio sicuro per i sempre più numerosi pescherecci; infatti, oggi Mazara non è più un porto di scambio come nell’800, ma è il più importante porto peschereccio d’Italia.
     La forza-lavoro impiegata nell’attività peschereccia è sicuramente numerosa; oltre agli addetti ai lavori (pescatori, capitani, armatori), gravitano attorno alla pesca molti addetti ai vari servizi: commercianti, produttori di ghiaccio, trasportatori del pescato, meccanici specializzati, ditte di conservazione, fornitori di attrezzi e di carburanti, cantieri navali, ecc.
     Per tutto questo mondo della pesca i problemi non sono pochi; uno dei più grossi problemi riguarda i rapporti coni paesi rivieraschi del Mediterraneo: Tunisia, Algeria, Libia; ma anche il famoso “fermo biologico” crea non pochi malumori nell’ambiente della pesca.
     La nuova cultura ecologica, a stento, comincia ad acquistare importanza, vuole che il rispetto per la natura divenga la base per progetti di più razionale sfruttamento delle risorse. 
I problemi del fiume Mazaro: l’inquinamento 
     Come affermava lo storico G. G. Adria, nel passato, il fiume Mazaro, oltre a scorrere in una valle cosparsa di freschi giardini e odorosi agrumeti, era un fiume dalle acque limpide e pure, dove venivano in abbondanza anguille,  cefali, scorfani e altri tipi di pesci che si pescavano e si mangiavano e in esse venivano coltivate gustose ostriche.
     Oggi il fiume Mazaro è una discarica a cielo aperto e come tantissimi altri fiumi è talmente inquinato dagli scarichi della città e dei pescherecci, che nessuno osa pescare e mangiare i pesci che ancora riescono a sopravvivere. 
Il marrobbio 
     Spesso il fiume Mazaro è interessato da un fenomeno di probabile origine vulcanica, che si verifica nel tratto navigabile della foce. Consiste nell’immediato e vorticoso rialzamento e abbassamento del livello delle acque. Nel periodo in cui si verifica questo fenomeno, l’acqua, formando dei vortici, scorre in direzione della sorgente in maniera tumultuosa ed esce dagli argini, portando in superficie tutto ciò che si trova sul fondo del fiume. Allo stesso modo, a distanza di pochi minuti, l’acqua inverte il suo percorso, scendendo verso la foce e formando dei mulinelli. Durante la dominazione araba, per il verificarsi di questo fenomeno, il fiume fu denominato “Wadi al wagum”, cioè “Fiume dello Spirito”. Non mancano tuttavia coloro che attribuiscono il fenomeno all’attrazione della luna o a cause metereologiche (venti contrastanti). 
Economia mazarese
     L’economia mazarese orbita quasi esclusivamente  attorno a due settori che costituiscono le principali attività lavorative locali: agricoltura e pesca.
L’agricoltura a Mazara è fiorente, soprattutto per quanto riguarda la viticultura, a cui infatti è destinata buona parte della superficie produttiva. Ma si coltivano anche ortaggi, alberi da frutta e ulivi.
Oggi, come nel passato, la principale fonte di vita è costituita dal mare e dalla pesca. La numerosa flotta peschereccia assorbe migliaia di lavoratori, non solo quelli imbarcati sui pescherecci, ma anche quelle persone occupate nelle varie attività collegate alla pesca: manutenzione e costruzione dei pescherecci; conservazione, refrigerazione e commercializzazione del pescato, rivenduto al minuto e all’ingrosso, trasporto e spedizione, fabbricazione di contenitori, ecc.
Da ciò ci rendiamo conto che la pesca costituisca il motore della economia mazarese. Tra tutte le forme di pesca praticate, quella più redditizia, è la pesca a strascico; numerose sono le varietà ittiche pescate: merluzzi, aragoste, gamberi, calamari, sogliole, scampi, ecc.
Di tutto il pescato, solo una piccola parte viene assorbita dal mercato mazarese: circa il 30-40% rimane in Sicilia e viene distribuita nei mercati dell’isola; il rimanente pescato invece, caricato su camion con celle frigorifere, raggiunge i mercati settentrionali.
La pesca dà da vivere a migliaia di famiglie, anche extracomunitarie, ma è un’attività dura e molto faticolsa, spesso anche molto pericolosa.
Il progressivo impoverimento del canale di Sicilia induce i pescatori mazaresi a spingersi più lontano, verso la costa africana, prolungando così i periodi di lontananza da casa e suscitando la reazione dei pescatori africani (soprattutto tunisini), che si sono sentiti lesi nei loro interessi.
Il contenzioso mazarese-tunisino per la pesca, che ha conosciuto anche momenti drammatici ed ha visto più volte sequestrati pescherecci mazaresi, ha avuto come oggetto l’individuazione del limite delle acque internazionali.
I governi, italiano e tunisino, con accordi che prevedono anche la possibilità di costituire società miste di pesca, italotunisine, stanno cercando di affrontare e risolvere tale problema degli sconfinamenti nelle acque territoriali.
La pesca per i Mazaresi non è stata soltanto un’attività economica che ha assicurato lavoro, pane e vita; essa è stata anche cultura; ha elaborato e prodotto una cultura non ufficiale, non affidata ai libri, ma dedicata nel cuore e nell’anima della gente.

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